Luce: dura e morbida, sai riconoscerla?

Oggi ti parlo di qualità della luce, in modo tale che posso introdurre una serie di articoli che parleranno della gestione della luce nel ritratto.

La luce che possiamo usare in un ritratto può essere quella solare - ambiente, quella che arriva da lampade di qualsiasi genere che rimangono accese e quindi si parla di luce continua oppure quella generata da un emettitore flash, quindi per pochissimo tempo.


Naturale, continua e flash sono le tre macro tipologie di luce che possono anche essere combinate tra loro e che determinano tutta la vasta gamma di tipologie di fonti utlizzabili.

Qualsiasi fonte di luce può essere "domata" per ottenere il tipo di effetto che abbiamo pensato di ottenere nella nostra fotografia.

Rispetto alle esigenze che abbiamo, possiamo regolare l'intensità della luce con l'esposizione in camera, con la distanza dal soggetto, con dei filtri applicati o sulla lente o sull'emettitore di luce oppure, nelle migliori e comode ipotesi, utilizzando il selettore della potenza sulla luce stessa.

Rimane scontato che se stiamo parlando della luce del sole ( o perchè no, quella della luna ) le ipotesi di distanza dal soggetto o di regolazione della potenza con il selettore, sono da escludere, quindi per ogni tipo di fonte di luce, possiamo adoperarci in funzione della sua natura, per domarla fino al limite concessoci in quella determinata situazione.

Oltre all'intensità, con determinate tecniche, sia in camera che in scena, possiamo regolarne anche il colore. Ad esempio con il bilanciamento del bianco o con l'utilizzo di filtri e gelatine colorate.

Ma nello specifico, in questo articolo, vorrei determinare una cosa molto importante.


La luce dura e la luce morbida.


Leggere le altre foto è molto interessante per permetterti di valutare ed applicare la gestione della luce che più si allinea con ciò che hai in mente.

Per leggere bene le foto, non dal punto di vista del messaggio, ma dal punto di vista esclusivamente tecnico, devi conoscere bene come si comporta la luce e come lavorano tutte le possibilità che abbiamo citato prima, quelle possibilità che servono per poterla gestire al meglio.



Andiamo prima a definire le cose.

La luce è morbida quando genera un effetto soffuso e delicato e in particolare quando genera un passaggio lento e graduale tra le parti illuminate e quelle in ombra.

La luce è dura, quando l'effetto è marcato e deciso ed il passaggio tra la zona di luce e quella di ombra risulta rapido e netto.



Nella foto precedente, abbiamo a sinistra una sfera illuminata da una fonte di luce morbida, a destra una sfera illuminata da una fonte di luce dura.

Si nota chiaramente che a sinistra il passaggio è molto lento e graduale, tra le parti dove batte la luce e quelle nascoste e quindi in ombra, a destra invece il passagio è rapido e marcato.


Ho volutamente preso un oggetto opaco e non lucido per la prima valutazione e attività di riconoscimento della fonte di luce, in modo da non avere riflessi che aggiungono possibilità, ma che ti distrarrebbero.


Ma da cosa è generata la luce morbida o dura?


La generazione della luce morbida o dura è legata alla dimensione dell'emettitore e alla sua distanza dal soggetto.


Una superfice molto grande, genera luce morbida, una superfice molto piccola, genera luce dura. Molto semplice.

Ecco anche spiegato l'utilizzo dei softbox, servono ad aumentare la superfice illuminante e quindi a diffonderla.

Maggiori saranno le superfici, maggiore sarà la morbidezza della luce.


Ma tutto ciò è legato alla distanza fonte - soggetto, quindi si parla di una dimensione relativa.


Ad esempio disponendo di un softbox molto grande, per avere una luce morbida, dobbiamo posizionare il soggetto vicino alla fonte ( ad una distanza congeniale ), se allontanassimo il softbox e quindi il corpo illuminante a decine di metri ( che non è una distanza congeniale per avere luce morbida da questo modificatore ) otterremo una luce dura.

Semplicemente perchè abbiamo reso, in relazione alla distanza soggetto - fonte di luce, l'emettitore piccolo.

Prendiamo ad esempio il sole a mezzogiorno.

Il sole è una fonte di luce più grande della terra, ma non di poco, la terra è decisamente piccolissima rispetto al sole, ma si trova anche a 150 milioni di km, rendendo in relazione alla distanza la fonte di luce piccola e generando quindi della luce dura, con marcati passaggi tra le parti illuminate e quelle in ombra.

In una giornata nuvolosa invece, possiamo beneficiare di una luce molto più morbida, semplicemente perchè lo strato di nuvole stanno facendo da diffusore e quindi stanno rendendo morbida la luce, aumentando la superfice di emissione.


In sostanza accade questo.


Che la luce sia il sole, una lampada continua o un flash, cambia poco, ciò che determina la morbidezza è la dimensione del diffusore, ma anche la sua distanza dal soggetto in modo tale da non renderlo piccolo ed invalidandone l'uso.


Purtroppo l'allontanamento del softbox per eliminare delle ombre non piacevoli è un gesto errato che ho visto fare molte volte, questa operazione non farà altro che determinare un'ombra più marcata e se l'intento era quello di volerla ammorbidire, si otterrà l'esatto contrario.

In caso di luce continua non dimmerabile, di flash già impostato alla massima potenza o comunque di lampade tenute alla stessa potenza ( sia flash che continue), avremo una minor differenza di esposizione tra le parti in luce e le parti in ombra.

Solamente perchè la maggior distanza avrà generato una minor potenza di luce. (Parleremo in futuro anche di questo specifico fenomeno che lega potenza e distanza.)

Generando una minor potenza ti troverai con una foto con minor contrasto, ma non hai generato una luce più morbida.


Perchè ti ho specificato questa cosa?

Perchè spesso ho notato che l'osservatore valuta la morbidezza o la durezza della luce, cercando il contrasto generale della foto.


Si accomuna spesso, erroneamente, la luce dura alle foto che presentano forti contrasti, quindi parti molto luminose e parti molto in ombra e la luce morbida di conseguenza viene accomunata alle foto con pochi contrasti, quindi o molto luminose o molto buie, nella quasi totalità della scena.


E' un concetto assolutamente errato per la valutazione della fonte luminosa.


Possiamo ottenere foto contrastate con luce morbida e foto poco contrastate con luce dura. Il perchè è semplice.


In una foto con luce molto morbida potremmo inquadrare un soggetto con una vasta area di corpo nascosta alla luce principale.

Come ad esempio in questa foto.

Questa foto è stata realizzata con un softbox abbastanza grande, che ha generato una luce molto morbida, ma la foto presenta alti contrasti perchè la schiena del soggetto è completamente in ombra e nascosta alla luce principale.

Ci accorgiamo che la luce è morbida perchè declina in maniera lenta in ombra, non ci sono passaggi bruschi.


In quest'altra foto

abbiamo una resa generale con poco contrasto, tutte le parti sono abbastanza ben illuminate.

Ma la luce è dura, sono state usate più luci che hanno schiarito le ombre, ma queste ombre sono ben delineate ( guarda l'ombra del mento sul collo e quella dell'orecchio sulla guancia ) quindi presentano un passaggio marcato e ben delineato.


Naturalmente la lettura della luce nel ritratto è disponibile anche tramite il riflesso dell'occhio, che ci permette ( ove visibile ) di vedere il riflesso della fonte di luce.


Nella foto in bianco e nero, si vede chiaramente il riflesso del grande softbox posto al lato della modella, in quella a colori si vede il riflesso del piccolo beauty dish e del pannello riflettente che ha scharito le ombre ( attenzione: schiarito, non ammorbidito ).


Il riflesso nell'occhio è un trucco da considerare aggiuntivo, la lettura della dimensione della fonte di luce ( o di una sua ipotetica distanza ) è assolutamente meglio farla guardando il passaggio tra la luce e l'ombra, oppure guardando anche le ombre proiettate dal soggetto, sulle superici adiacenti ( pavimento o parete laterale ).


Qualche altro esempio.


Foto con alti contrasti, zone luminose e zone completamente buie, ma la luce è morbida, basta guardare l'ombra del naso sul viso,che non è affatto marcata.


Foto con alto contrasto, zone luminose e zone in ombra, ma la luce è dura, basta guardare l'ombra del naso e sul collo, molto marcate nei contorni.

Ovviamente se confronti il riflesso nell'occhio di queste due ragazze, nelle ultime due foto che ti ho proposto in questo articolo, noterai che la prima ha una sfera luminosa molto più grande di quel puntino luminoso che ha la seconda ragazza.



Luce dura, guarda nella prossima foto l'ombra delle mani e sulla sedia.


Luce dura, una serie di luci riempiono il soggetto, ma guarda le ombre dei capelli e del corpo su entrambe le braccia.


Luce morbida, pur essendoci forti contrasti in foto, le ombre sono molto morbide.





Ora ti consiglio di andare sulla orview del mio sito e di scorrere tutte le foto, in modo da provare a capire da solo, senza per forza guardare negli occhi ma semplicemente le ombre, se la fonte di luce è dura o morbida!


Siamo arrivati alla fine di questo articolo, prossimamente andremo a dare un nome a tutte le fonti di luce che si presentano in scena e iniziare a descrivere un po' gli schemi di luce.


Se vuoi che scriva articoli su argomenti in particolare, scrivimi una mail, in base alla richieste valuterò gli argomenti.


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