Teal and orange: analisi ed evoluzione nel cinema e nella fotografia - Parte 1

Con questa serie di articoli mi va di farti fare quattro passi nel cinema, visto che fisicamente non possiamo farli ed accompagnarti in questa passeggiata. Ma non voglio fare una passeggiata generica, voglio passeggiare nel colore!

Prima di addentrarmi in questo percorso, c'è bisogno di fare alcune specifiche sui termini, un po' come se valutassimo che le scarpe per la passeggiata, siano effettivamente comode.

Color Correction e Color Grading.

Sono due termini che avrai già sentito oppure che utilizzi nelle tue attività.

Spesso vengono sovrapposti o confusi. Vediamo di fare chiarezza su entrambi.

La Correction lo dice stesso il termine, è una correzione, quindi quando si parla di color correction, si parla di tutte quelle azioni che tendono a "normalizzare" il girato ( o perchè no, il fotografato ). Ad esempio il bilanciamento corretto del bianco è una operazione di color correction. Il far corrispondere il colore di due clip che vanno montate insieme, ma che sono state girate con due camere molto diverse, è un'operazione di correzione. Raffreddare o riscaldare la clip, per essere più congeniale al contenuto girato è un'operazione di correction, come può essere quella di correggere delle dominanti in parti di clip che passano attraverso diversi ambienti, anche interni ed esterni. Fin qui, rapportato alla fotografia, è come se stessimo lavorando al bilanciamento del bianco regolandone la temperatura oppure facendo corrispondere un profilo colore generato con una palette di un color checker.

Il color grading invece è un lavoro differente, è tutta quella operazione che viene (dovrebbe venire ) dopo la color correction e che serve a definire una scelta stilistica. Il colore nel cinema e nella fotografia è una vera e propria grammatica a se per il linguaggio espressivo, con il colore possiamo far immergere l'utente nella sensazione più consona alla scena, oppure guidare l'occhio dell'osservatore su dei punti in particolare, nell'ordine che vogliamo.

Anche una scena ricchissima di colori, può avere delle dominanti nell'atmosfera che ricreino una sorta di sensazione nell'osservatore, in linea con l'azione presente nel fotogramma. Per dominanti, non intendo una maggioranza dei colori presenti in scena, ma una vera e propria atmosfera cromatica. Tutto ciò che viene creato da: elementi in scena, luci e viraggio cromatico in post produzione. Avere una corrispondenza giusta dei colori in scena e delle luci adoperate, possiamo dire che è lavoro di color correction, ottenere delle dominanti che avvolgano la scena in una sorta di atmosfera, è il lavoro di color grading.

Per far sì che tutto vada per il meglio, sarebbe opportuno lavorare fin dall'inizio tenendo ben presente cosa si vorrà ottenere alla fine.

Qui di seguito possiamo apprezzare il lavoro di un colorist, la figura professionale che si occupa di queste mansioni.

Nella clip successiva invece, il colorist, in particolare nelle prime parti del suo showreel, ha mostrato tutti i passaggi, si vede la color correction e poi il color grading.

Le clip iniziali sono spesso molto flat, qualche volta avrai sentito girato in log, un modo di avere una clip video il più possibile piatta ma con una certa resistenza alle lavorazioni.


Nelle prossime "puntate" andremo ad analizzare quel color grade che si chiama Teal and Orange ripercorrendo delle serie cinematografiche che hanno avuto più episodi nel corso degli ultimi 40 anni, considerando anche il passaggio da pellicola a digitale e tutto ciò che ne consegue nella post produzione.


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