Teal and orange: analisi ed evoluzione nel cinema e nella fotografia - Parte 2

Aggiornato il: mar 28

Nella prima parte di questo lungo articolo, che trovi qui abbiamo solo introdotto la significativa differenza tra color correction e color grading.

Oggi voglio addentrarmi maggiormente nell'analisi del Teal and Orange e del grading, per poi concludere tutto il discorso con una terza parte che verterà sulle tecniche più pratiche per applicare il look in fotografia.

Facciamo sempre qualche dovuta precisazione.

In questo articolo vado a estrapolare fotogrammi di film, presi o dal web o da dvd. Bisogna tenere presente prima di tutto che noi abbiamo potuto vedere il passaggio epocale tra pellicola e digitale, che ha determinato metodi di ripresa e di lavorazione del tutto differenti. Abbiamo film girati a pellicola, film girati a pellicola e digitalizzati, film girati in digitale.

Tutto questo discorso non si appresta a determinare l'accuratezza del colore, ma solo ed esclusivamente a valutare la percezione e il look delle scene. Un'analisi molto più tecnica, terrebbe presente delle diversità sia del supporto sul quale è stato girato e lavorato il film, sia del mezzo di fruizione (proiezione e dispositivo monitor).

Partiamo dal presupposto che, come dicevamo nella prima parte, il colore ha una grammatica molto precisa nel linguaggio cinematografico e fotografico.

Questa immagine, mostra le diverse palette colori adotatte in alcune scene di film, dove per palette intendiamo la serie di colori predominanti in scena. Come potrai notare, i colori sono accomunati anche alla percezione psicologica.

Di conseguenza possiamo dedurre che il colore supporta la sensazione che la scena del film deve restituire, insieme alla musica, al movimento di camera, all'azione e al dialogo. Tutte parti della grammatica che costituiscono la narrrazione della pellicola.


Ora, tenendo sempre presente che recuperando i frame dal web o dai dvd e considerando che molte pellicole sono state prodotte pensando maggiormente alla resa del video proiettore del cinema, quindi nel passaggio delle alterazioni ci sono sicuramente state, vorrei andare a ripercorrere i cambiamenti di look di alcune serie cinematografiche storiche, confrontando il look differente nel corso degli anni.

Look che sarà cambiato non solo per una questione di moda, ma sicuramente per una questione di supporti e possibilità.

Tieni presente che lavorare in digitale da la possibilità di una maggiore precisione locale nel frame (che anche se in movimento può disporre di strumenti di tracking), di avere un girato flat e maggiormente lavorabile tipo il log ( ne parlavo nella prima parte) o il raw e che con la pellicola invece sei maggiormente legato al colore stesso del film usato e delle luci che hai adoperato. Poi con le opportune differenze di lavorabilità nelle ombre e nelle luci dei due supporti, pellicola e digitale. Non mi addentro nel discorso di effetti speciali.

Come data di riferimento, teniamo presente che in Europa la prima proiezione digitale al cinema, di un film girato a pellicola e poi digitalizzato, è stato nel 2000, quindi parliamo già nel nostro secolo. A Parigi, in Francia, dove ci furuno anche le prime proiezioni cinematografiche.


Ma quale film famoso prendiamo come esempio?

Rocky!


Nel seguente fotogramma, la prima pellicola del film di Sylvester Stallone, l'attore diventato prima famoso come Rocky e poi come Sylvester Stallone, che all'epoca si guadagnava da vivere con film per adulti, una sera del marzo del 1975 era a vedere l'incontro tra Muhammad Alì (che nel suo film divenne Apollo Creed) e Chuck Wepner, un pugile noto per gli innumerevoli punti di sutura ricevuti al viso in carriera, più di 300, e che riuscì per un attimo a mettere giù Alì in quello storico incontro che ispirò Sly e da cui ricavò solo 70mila dollari di benefit per l'utilizzo della sua storia nella trama.


Siamo nel 1976, l'anno dopo dell'ispirazione e notiamo che in questo fotogramma

l'arancio e il blu, colori complementari ( approfondisci qui ) sono molto presenti e si sposano piuttosto bene. Considera anche che ho voluto scegliere scene rappresentative del film e buone per il discorso che sto facendo.

Passano 3 anni come i 3 oscar vinti da Rocky, con 9 candidature, e lo Stallone Italiano si prende la rivincita con Apollo in Rocky 2.

Notiamo sempre questo accostamento tra il blu e l'arancio, con sapiente uso anche dell'abbigliamento a supporto di ciò.

Dovranno passare altri 3 anni per rivedere sul ring il terzo episodio della saga più famosa della boxe.

Siamo nel 1982 e l'atomosfera un po' azzurrata è sempre presente ma forse già in questo film notiamo una maggior saturazione, specie sulla pelle.

Di tre anni in tre anni, si arriva al quarto episodio.

Ma dopo 3 anni non arriva il quinto episodio e tutti pensarono che il discorso si fosse chiuso con gli Stati uniti che battono l'Urss in casa.

Ma a sorpresa dopo 5 anni, è il 1990, il 44enne Sly, torna in Rocky 5, dove combatterà non sul ring ma in strada, suonandole al suo pupillo.

Luce blu sul fondo e luce calda sul soggetto, in modo da staccarlo per bene e dare un look di colori complementari alla pellicola.

Il tutto però sempre in modo abbastanza naturale, con una buona percezione e fruizione di chi si appresta a guardare il film.

Passano ben 16 anni e Stallone non ci sta, vuol tornare a mettere i guantoni!

A 60 anni, sale sul ring in Balboa, il Rocky 6 per intenderci.

Guarda già come sta cambiando molto il look, la pelle è più satura nell'arancione e il fondo non è azzurro, ma tende al verdino.


Questo verdino è il teal.

Il teal per gli uomini è un colore a metà strada tra il blu ed il verde, per le donne è color alzavola ( se sei un uomo, è normale che lo senti per la prima volta ), uno degli innumerevoli colori che sono presenti in questo spettro tra blu e verde.


Siccome l'ho nominato, vorrei inserire un film nella saga di 8 film di Rocky Balboa ( per ora ), aggiungendo il numero 9 che è stato girato nel 2017 ed è Chuck, il film su Chuck Wepner che racconta anche di un giovane Stallone che gli propone di firmare il contratto per usare la sua storia.

Guarda come è bello arancione il pugile! Il nero del fondo è un verde molto scuro.

Qui invece Sly e Chuck, mi concedo una foto storica in questo articolo.

Dopo Rocky, Balboa e Chuck (film in cui Stallone non c'entra nulla, ma che viene citato nella storia insieme a Rocky), arriva il figlio di Creed e poi il figlio di Drago ( arriveranno anche i figli di Mister T e di Tommy Gunn ? ) e nel 2018 e nel 2019 escono al cinema rispettivamente Creed e Creed II.


Passano più di 40 anni e siamo passati da questo colore

a questo

e da questo

a questo


Quello che noto maggiormente io è il passaggio dai toni più magenta della pelle a dei toni più arancioni, come se ci fosse un aggiunta di giallo e che questo giallo vada ad influenzare l'azzurro che diventa più verdino, il teal ( and orange ).

Se vi ho fatto venire voglia di vedere Rocky, mi fa piacere! Se invece ti interessa anche un altro film sulla boxe, non perderti Toro Scatenato, un film girato dopo Rocky 2, nel 1980, ma tutto in bianco e nero, dove Robert De Niro, diretto da Scorsese, interpreta Jack La Motta. Una statuetta e una candidatura in meno di Rocky, ma un film eccezionale!


C'è un'altra saga che si sviluppa lungo un quarantennio che vede sempre lo stesso protagonista invecchiare ma rimanendo coriaceo come Rocky. Indiana Jones.


1984, il tempio maledetto


1989, l'ultima crociata

2008, il regno del teschio di cristallo

In attesa del prossimo episodio, annunciato per l'anno prossimo, notiamo anche qui un graduale passaggio al teal and orange. Supportato poi in maniera spesso un po' forzata dalla presenza scenica dei colori! Magari ti ho fatto venir voglia di vedere anche questo ciclo di film, puoi vederli insieme a Tom Selleck, l'attore di Magnum PI, che era stato scelto e poi sostituito da Harrison Ford come protagonosta di questo ciclo!

Un film che ho visto al cinema nel 2014 che mi è piaciuto molto per il look teal and orange è stato Fury, con Brad Pitt.

Ecco a te dei fotogrammi tratti dal film.

Qui possiamo vedere un Brad Pitt immerso in un marziano cielo teal

Qui di seguito invece possiamo notare che il fumo assume due colori, ovviamente gli unici due colori esistenti sulla terra, teal and orange

Qui ci sono frizzi e lazzi in teal and orange

e qui vediamo Brad Pitt che parla ai soldati

Tutto chiaro?

Non proprio, perchè con l'ultimo fotogrammo ti ho tirato un tranello.

Il fotogramma è estrapolato da Bastardi senza gloria, del 2009, 5 anni prima, ma il look è sempre quello, si potrebbe quasi montare un unico film senza problemi, tagliando scene da entrambi, tanto per gli occhi meno attenti il look cromatico è quello, come è quello di decine e decine di film famosi e di centinaia di pellicole che avrebbero potuto anche non girare.


Una uniformazione che va un po' in controsenso con la grammatica del colore, che appiattisce tutto, uniformandosi ad un'aspettativa creata.

Una post produzione del girato da parte dei colorist che sembrano più delle fabbriche che degli interventi creativi e dettati dalla narrazione.

In molte produzioni ora sembra quasi che se il colore non ha un requisito funzionale determinante, si va di teal and orange e va bene così.

Senza alcuna personalizzazione.

Un po' come quando si incontrano in ascensore due persone che si conoscono solo di vista, o si sta zitti oppure si parla del tempo. Ecco il "c'è freschino oggi!" a mio avviso è uguale alla frase del regista che parla al colorist e dice "fa teal and orange e vaffanbagno!"


Poi per carità, ci sono produzioni e produzioni, c'è il teal and orange bello, caratterizzato, congeniale e quello scialbo e adoperato con pressappochezza un po' ovunque (anche da quelli che usandolo pensano di fare cinema o di fare un chiaro riferimento ad esso).


Mad Max Fury Road, una orgasmica apoteosi di colori complementari tra arancio e azzurro/verde ( alzavola ) realizzato nel 2015

Sicuramente più carico rispetto al colore della pellicola di qualche anno prima, interpretata da Mel Gibson, nel 1985 per la precisione, che è il sequel di Interceptor del '79.

Ma parlando di teal and orange in questo periodo, come non possiamo citare Jocker? Un film che ha un bellissimo lavoro di color e che di certo non risulta scialbo e impersonale. 2019.






Ma oggi se parliamo di cinema e di saghe, non possiamo non considerare Netflix e Amazon Prime, dove risiedono delle buone produzioni, spesso girate proprio da questi due colossi dell'intrattenimento, ma che per ovvie ragioni di tempistiche, di costi e di natura proprio congeniale anche alla destinazione, quindi al pubblico assuefatto dalla colorimetria che abbina al cinema spesso senza grossa esperienza visiva, spiattellano un po' ovunque questi due colori. Un mondo fatto di soli due colori. Un mondo dove ti dico quello che ti fa stare bene e ti piace, non è importante quello che devo dirti. un mondo cinematografico dove si ha un vocabolario un po' ridotto.

Perchè ricordiamolo, il colore fa parte della narrazione, se è sempre lo stesso o ti stanno dicendo sempre le stesse cose oppure non hanno nulla da dirti e ti accontentano con quello che a te risulta piacevole.


Strangers Things!

Momento ad alta tensione colorato da un piacevole e rassicurante, oserei dire, caldo teal and orange.

Una casa tutta in legno, con una tipica porta color alzavola.

Hawkins è una cittadina tipica per il colore delle camice, uguale per tutti.

Elegante e sportiva, per tutte le occasioni.

Dove le case hanno le pareti verdi e le piastrelle arancio e gli abitanti si abbinano perfettamente al look.


Dove i fidanzati si scelgono per i colori dei vestiti ( jeans con giacca - maglione con jeans - cappotto con maglietta )

Per carità serie carina e gran lavoro di scenografia e costumi, diciamo buono va, però senza grande personalità o innovazione.


Elite!

Case con arredi arancio e luci alzavola.



Tutto immerso sempre negli unici due colori esistenti.

Ma mai come Freud, dove la nebbia è verdina

e i protagonisti sono arancioni.

Ma la coppa la diamo a Vis a Vis, un regno bicromatico dove le guardie sono verdi e le detenute sono gialle

e se dovessero mancare le guardie in scena, ci pensano le luci a far diventare la pelle bella verde,

qui non siamo in una scena dei Visitors, siamo nella stessa serie televisiva

che già da Instagram ti sta spiegando a voce alta che vedrai solo due colori, perchè sanno che vanno d'accordo e tu li ingurgiti con piacere.


Che poi fosse un'invenzione di oggi...

Siamo addirittura nel 1958 ed Alfred Hitchcook compie uno dei suoi miracoli con Vertigo!

La pellicola in Italia avrà un titolo diverso, La donna che visse due volte, riferendosi maggiormente alla trama, ma l'effetto di ripresa che il regista inventò in quel film si continuò a chiamare in tutto il mondo, effetto vertigo ( macchina da presa che cammina sul carrello in direzione opposta alla zoomata della lente, generando una vertigine ).

In questo film Hitchcook, oltre che alle tecniche di ripresa, punta molto sul colore, abiti, luci e atmosfere che vanno a descrivere precisi stati d'animo in perfetta sincronia con la trama. Nel momento che si vede nel fotogramma successivo, riconosciamo un teal and orange.

Ripeto, 1958.

Ma stiamo parlando dei mostri sacri del cinema, non di certo di Netflix che purtroppo per molti oltre che puro passatempo è fonte di cultura "cinematografica".

Quindi oltre al passaggio temporale, di come cambia il trattamento e il girato stesso, si nota anche una certa differenza nello stesso uso del teal and orange. Molto ripreso anche nella fotografia, ma con le stesse modalità del cinema, c'è chi fa delle colorimetrie molto belle e soprattutto che danno forza al linguaggio e poi c'è chi a pappagallo fa quello che un mio caro amico definisce "il puffo e ruggine", senza personalità, senza utilità, senza fine fotografico diverso dall'acchiappalike dell'utente distratto e spesso senza neanche remunerazione.


Visto che fino'ora, e ti ringrazio molto se mi hai seguito fin qui, abbiamo parlato in pratica di due colori e immagino che tu stia vedendo i caratteri verdi e il fondo arancio di questo articolo, ti voglio mostrare anche un video che ho trovato su Youtube, che analizza il colore di The Neon Demon, un film sulla fotografia di moda che per volere del regista doveva avere ogni scena curata come un capolavoro della fotografia e che di sicuro non avrà detto "vai di tillendorang e siamo a cavallo"

Siamo nel 2016 e Refn dirige un film che è una vera goduria del colore.

Nello stesso anno, anche Sion Sono dirige Antiporno.

Film in cui il teal and orange esiste se serve e che vengono ricordati anche per la cromia e per il suo intervento narrativo.

Ciò non vuol dire che i film col teal and orange valgano meno dal punto della narrazione, assolutamente no, perchè film come Jocker sono spettacolari e la psicologia del colore e ben adottata, il problema è non cadere nel ridicolo e non farlo diventare un prodotto commerciale, fatto perchè piace e perchè l'osservatore è assuefatto, ritenendolo anche una novità e una moda attuale ( Vertigo, 1958 ).

Lo si vede già dalla locandina che un film è un capolavoro, molto spesso.

Locandina in teal and orange.

Ad esempio si correrebbe il rischio che un regista di Netflix, girerebbe Suspiria ( Dario Argento, 1977) virando il rosso sull'arancio, per farlo piacere di più. Questo capita anche sulle foto, non è solo legato al cinema.

Oppure chi è che non ricorda la bambina di Schindler's List, col cappottino rosso?

Su netflix il cappottino diverrebbe arancio, e il bianco e nero assumerebbe una dominante verdina.

Ecco sarebbe più o meno così. Schlinder's flix.

Ma citando un film in bianco e nero con il dettaglio a colore, quello che in fotografia viene detto saturazione parziale e che nel 99,99% dei casi e un abominio, bisogna ricordare che il primo a farlo è stato il regista di

La corazzata Potemkin, nel 1904, dove è presente una scena con un dettaglio a colori ( aggiunto a mano fotogramma per fotogramma, cosa veramente terribile da fare, io ho lavorato a un video frame per frame insieme a due colleghi nel 2006 ed è stato un bagno di sangue, ma sto parlando di molti più frame ) e si vede una bandiera rossa sulla corazzata (che non si vede).


Ma citando questo film, come non possiamo citare il ragionier Ugo Fantozzi che dissacra questo capolavoro e ci da la sua opinione sul teal and orange?



Scherzi a parte, siamo giunti alla fine dell'articolo, di questa seconda parte, nella terza ed ultima parte, parleremo di applicativi e strumenti in fotografia, per fare color grading e per dare qualche look velocemente alle nostre foto ( lo chiamerei quasi, quello che i fenomeni del web non ti dicono )


Spero che ti abbia dato anche degli spunti di ricerca, per passare i giorni di reclusione casalinga in maniera piacevole e proficua.


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